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poesia

€15.00 (In Stock)

dicembre 20219

ISBN 978-88-98749-25-6

Pagine: 120

Traduttore: Riccardo Frulloni

Copertina: Flavia Peluso

 

Non riuscivamo a trovare le ceneri di mio padre

durante l’alluvione del 2013

e pensammo fossero state spazzate via. O che forse

 

uno dei volontari, là solo per fare del bene, aveva visto l’urna

che le racchiudeva ricoperta di limo e l’aveva buttata via,

come accadde con tante altre cose che la gente aveva care

nel tesoro sepolto delle loro case –

 

fotografie di famiglia,

macchine da scrivere, diplomi sotto vetro.

Quando il fiume si allontanò da casa nostra, due amici di mia moglie

smembrarono il pianoforte, che era fradicio

e non poteva essere salvato.

 

E il piano, nell’essere demolito, fece un concerto

dal dolore giugulare, il suo grido di legno, il ricordo rotto della colla

e lo stridio delle viti che non reggono più.

 

Finì con lo schianto della grande arpa

contro una culla di cemento, uno zoo in panico,

tutte le note che il piano conosceva culminate in una sola,

ogni animale ululava

mentre il fiume si alzava nelle loro gabbie.

Alla notizia delle ceneri di mio padre perdute nell’acqua,

i vicini trasalirono come se qualcosa di selvaggio

avesse divorato un cucciolo che avevano nutrito dalle loro stesse mani.

 

Solo un amico polacco pensò che fosse comico,

e così anch’io – veniamo entrambi da una lunga schiera di carne da cannone.

Anche papà avrebbe riso. Avevo tenuto le sue ceneri

perché niente di ciò che avevo pensato di fare con esse era giusto. Era solito dire,

Se aspetti, le cose si risolveranno da sole –

il trucco è sapere quando aspettare.

Stavo leggendo l’elegia di Robert Hass

per il fratello minore – la mente di Robert immaginava

un funerale

dove il corpo del fratello veniva bruciato su una barca nel fiume,

 

così prima il fuoco, e poi l’aria, e poi, alla fine,

il fiume presero il corpo – come se giù a valle

fosse un altro modo per dire in cielo.

 

Trovammo l’urna

in una scatola piena di libri e una macchinina telecomandata,

l’abbiamo portata in cucina quando tutti afferravano tutto sul pelo dell’acqua;

non era mai stata toccata dal fiume.

 

E ora sta su una mensola in soggiorno,

le ceneri di mio padre non prese dal fiume

che io non consegnerò all’aria

finché non avrò imparato tutto ciò che ha da insegnarmi

con questi resti di terra che furono lui.

 

 

Richard Harrison: è un poeta canadese, nasce a Toronto nel ‘57 e si trasferisce a Calgary nel ’95, vive a Calgary da allora. Si è laureato presso la Trent University (in biologia e filosofia) e la Concordia University (in scrittura creativa). Ha insegnato alla Trent University, l’Università di Calgary e ora alla Mount Royal University, dopo essere stato Writer-in-Residence all’Università di Calgary nel 1995. 

Il suo libro più recente, On Not Losing My Father’s Ashes in the Flood, ha vinto il Governor General’s Award per la poesia in lingua inglese, il Stephan G. Stephansson Alberta Poetry Prize ed è stato finalista del W.O. Mitchell Book Prize per la Città di Calgary. 

Degli otto libri scritti da Richard Harrison, ricordiamo anche il finalista del Governor General’s Award Big Breath of Wish e Hero of the Play, il primo libro di poesie ad essere presentato all’Hockey Hall of Fame. I suoi lavori sono stati pubblicati, trasmessi e visualizzati in tutto il mondo, e le sue poesie sono state tradotte in francese, spagnolo, portoghese e arabo. In On Not Loosing My Father’s Ashes in the Flood, Richard riflette sulla morte del padre, l’Alluvione dell’Alberta e ciò che la poesia presenta come una vita vissuta intorno ad essa.

sul-non-perdere-le-ceneri

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